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di
Giovanni Lauricella
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Recenti edificazioni, riqualificazioni, risistemazioni, ristrutturazioni e trasformazioni presentate con l’intento di rendere facile e comprensibile la lettura di Roma contemporanea. Potrebbero aggiungersi altre opere a questa già consistente rassegna ma ciò complicherebbe la stesura del lavoro e la sua accessibilità. Si è pertanto preferito di offrire al pubblico una rapida e sintetica visione delle architetture più vistosamente innovative che offra la città

 

Manca la città moderna


Tra tante recenti edificazioni e gli apprezzabili sforzi delle nuove amministrazioni,guardandosi in giro, non si avverte la capitale internazionale che ci si aspetterebbe da una tra le più prestigiose metropoli del mondo. Sarà il perseguimento del sistema urbano policentrico o la deformazione indotta da un centro storico di proporzioni gigantesche ma "manca la città moderna ", continua.

 

Il nuovo piano regolatore generale di Roma


Evento epocale per i contrasti che ha sempre provocato è il nuovo piano regolatore generale ....> continua.

 


Floating Ideas

Peter Cook

Fino al 2 ottobre

Royal Academy of Arts.

Burlington House, Piccadilly, London

 

 

L’architetto inglese Peter Cook(South End, 1936) ha dato con il suo pensiero il più possente propellente che il dopoguerra ha avuto per uscire dal tunnel nel quale il mondo si era cacciato con il più disastroso dei conflitti mai perpetrato dal genere umano.

Una sciagura che con la ricostruzione ha paradossalmente causato un’euforica percezione positiva del futuro, al punto da stimolare la fantasia di numerosi scrittori che si trovarono con la fantascienza a inventare un mondo nuovo, che sarà il tema predominante di quegli anni ’50, di cui a tutt’oggi percepiamo l’onda lunga.

Case robotiche a forma di baccello che galleggiano mobili sul suolo, come UFO sul pianeta terra, agglomerati urbani spontanei creati dall’aggregarsi di edifici mobili … sono alcune delle proposte progettuali di Peter Cook. Esaltanti utopie se si pensa che solo oggi con la domotica, che non è alla portata di tutti, stiamo automatizzando l’apertura delle finestre e l’accensione degli elettrodomestici con connessione internet. Edifici e città pazzesche che fanno capire quanto avanzata e visionaria era quella concezione architettonica. Non era solo in questo modo di pensare, insieme ad altri architetti Warren Chalk, Ron Herron, Mike Webb e David Greene creò uno tra più famosi gruppi di correnti architettoniche, Archigram ( nome che coniugava architettura e programma ), di cui la prima brochure è del 1961 ma il fermento era già presente prima.

Seppure estremamente radicalizzata nelle sua fantasiose proposizioni,e quindi difficile da essere assimilata, ebbe un grande prestigio negli ambienti d’avanguardia e dette lo stimolo creativo a tanti architetti, molti dei quali sono oggi le archistar del momento.

Senza Archigram non ci sarebbero state le avveniristiche architetture di Norman Foster, Steven Holl o FutureSystems, nonché Renzo Piano e Richard Rogers con il Centre Pompidou del 1971, che a distanza di decenni è una tra le più fantascientifiche costruzioni che abbiamo, come pure le aliene architetture di Zaha Hadid e le bizzarre forme create da Rem Koolhaas.

Così dagli anni Sessanta in poi il gruppo Archigram sarà il riferimento internazionale di tutta una rivoluzione progettuale, anche se gli edifici realizzati da Peter Cook sono pochi e il Kunsthaus Graz (casa dell’arte, museo simbolo della città austriaca, realizzata nel 2003 con Colin Fournier, definita architettura Blob) rimane la sua più importante opera.   Disegni e progetti realizzati solo sulla carta che resteranno nel tempo i segni memorabili per tutta una generazione di architetti d’avanguardia che li porteranno nel cuore. Peter Cook si caratterizza per un’intensa capacità di stare sempre al centrodei dibattiti insieme ad una feconda attività universitaria che resterà la sua principale attività. Forse il suo successo era dovuto alle sue memorabili ed incredibili prese di posizione che creavano lo sconquasso nell’ambito disciplinare del costruire.

Su un suo progetto Plug-In City, Cook disse: "Finalmente gli edifici potranno diventare animali, con parti gonfiabili e tubi idraulici e un piccolo ed economico motore elettrico. Potranno crescere e rimpicciolirsi, diventare diversi, diventare migliori". Su un altro suo progetto,Instant City trasportata da una ventina di autocarri, disse che "Il progetto partiva dall'idea di portare ovunque il dinamismo di una metropoli, anche in un villaggio. I componenti sarebbero stati schermi audio visuali, proiettori televisivi, furgoni, gru e luci elettriche".

Immaginarsi cosa può essere la mostra non è difficile: una serie di disegni di improbabili strutture edificate sull’immaginazione dello spettatore stupefatto, dai colori estremamente vivaci che contribuiscono a dare ulteriore artificiosità al tutto. Un’ architettura che definirei dell’ottimismo, dove molta fiducia era data alla tecnologia che negli anni ’60 furoreggiava come allettante promessa messianica che in Peter Cook non ha mai suscitato esitazioni sino ai giorni nostri. Le scoperte e i record nello spazio si succedevano da un mese all’altro,“2001 odissea nello spazio” era nelle aspettative di tutti, si faceva lo chopping la mattina a Parigi per avere l’abito alla moda a cena negli USA volando con il Concorde.   Un mito, quello tecnologico, che adesso crea molte diffidenze se non acerrime opposizioni, per una mostra che celebra gli 80 anni dell’architetto più utopico del mondo, che nonostante tutto ancora è “floating”, cioè, come dice il titolo, galleggia. Una fortuna che stride con la realtà che abbiamo in quest’ultimo periodo, fatta da tristezze e disperazione.

Certo è che dopo tanti sogni di un mondonuovo e migliore, dove tutto è possibile, dove prendi e fai tutto quello che vuoi con le casse dello stato sempre disponibili, compreso il fenomeno di tanta sete di progresso, siamo ad una situazione completamente diversa dove inesorabilmente ci troviamo con gli economisti a calcolare i NEET, "Not (engaged) in Education, Employment or Training", disoccupati talmente rassegnati che non fanno corsi professionali e nemmeno cercano più lavoro, che in dialetto romano anche se molto meno scientifico ma più chiaro e comprensibile chiamiamo gli sfigati; un mondo a parte e opportunamente nascosto nel nostro falso mondo. In Italia addirittura hanno allungato l’età dei soggetti in questione, per il primato che abbiamo del triste fenomeno dei “giovani” che si trovano a casa dei genitori in età matura. Figuriamoci quanto gli possa fregare di un avveniristico missile quando non possono pagarsi una scheda SIM. Valutazioni statistiche o no, ci siamo allontanati di molto dal sogno sociale culminato nel ’68, e alla fine questa bellissima e interessantissima mostra di architettura che sembra essere sospesa tra fantascienza e avveniristica utopia ormai talmente lontana che sa più di impolverata archeologia di reperti appositamente disseppelliti.(Ma non è colpa di Peter Cook al quale facciamo tantissimi auguri per i suoi gloriosi ottanta anni !).

 

Giovanni Lauricella


 

 

 


Il richiamo pare sia la condizione essenziale di un opera architettonica, opere da spettacolo anche se forzato, perchè per attrarre bisogna vincere le pigrizie e le ritrosie dell'utente, sempre più piegato a ritmi forsennati e stressanti, ossessionato e reso insicuro dai costanti assordanti allarmi dell'informazione. Il successo dipende non solo dalla tecnica sempre più sofisticata, dall'usabilità o dal facile accesso ma da un contenuto aggiunto che scuota e urti provocatoriamente la coscienza. Stupito da opere siffatte si trova coinvolto in un' avvolgente scenografia, la città dello spettacolo. Quale concezione può essere migliore dell' "énfasi" ?>Continua.

 

Grafia urbana


Se per urbanistica abbiamo sempre considerato un insieme di discipline scientifiche quali la statistica, l’economia, la sociologia, compreso altri aspetti come viabilità e trasporti, adesso possiamo aggiungere anche un criterio formale per nuove interessanti ricerche. Volevo introdurre una diversa valutazione che parte da un ambito visivo per poi decidere l’impianto strutturale di una città, al fine di ricercarne una personalità. Questo segno, questo tracciato che da la forma agli aggregati abitativi l'ho chiamato "grafia urbana" >Continua.

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